30/05/2020

Ben venga il bilancio unico

Sergio Fabbrini, sul Sole 24 Ore del 15 marzo scorso (“L’altro virus che infetta l’Europa”), ha parlato di “introversione governativa” a proposito dell’atteggiamento che la maggior parte dei paesi europei ha adottato di fronte allo spargersi della pandemia e delle sue tragiche conseguenze.

Ognuno pensa a se stesso e chi dovrebbe pensare a tutti gli europei non sa farlo.

Erano i giorni in cui si cominciava a intuire che si stava andando incontro a una delle peggiori calamità degli ultimi cento anni, una condizione eccezionale da affrontare, probabilmente, con misure e pensiero nuovo, altrettanto eccezionali.

Di fronte a impatti asimmetrici delle crisi o delle emergenze, le regole comuni sono necessarie ma non sufficienti per neutralizzarli. Quegli impatti asimmetrici richiedono risposte asimmetriche , con relativo uso differenziato di risorse comuni. Occorre cioè dotare l’Ue (e comunque l’Eurozona) di una sua capacità fiscale indipendente dagli Stati, per sottrarre le risposte differenziate alle negoziazioni tra questi ultimi.

Qualche giorno dopo a Fabbrini fa eco, sullo stesso giornale, Giovanni Tria (“La strana unione in cui ognuno fa per sé”).

La Ue negli ultimi anni è stata caratterizzata da una paralisi decisionale determinata dalla volontà dei governi di non cedere sovranità, e quindi ostacolare ogni processo di integrazione, a partire dalla sovranità fiscale, che non risiede nelle regole vincolanti le politiche nazionali, ma nella possibilità di avere un bilancio europeo e un bilancio dell’Eurozona con capacità di finanziamento autonomo per politiche europee.

L’introversione governativa e il terrore di cedere terreno a un’istituzione sovranazionale, dunque, nemici da riconoscere e combattere come primo passo per realizzare una vera e sentita solidarietà tra i paesi europei. Mali contro cui antidoti come cultura comune, solidarietà, vicinanza morale, pure la famosa cultura Erasmus nulla possono. Nemmeno in diverse generazioni che ormai si sono succedute dalla fondazione negli anni Cinquanta della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.
La soluzione è un bilancio condiviso? Risorse economiche su cui ragionare insieme, da gestire e ri(spartirsi)? Ben venga, basta che sia la volta buona.

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